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Ho 46 anni, risiedo a Roma, ma vivo temporaneamente a Francoforte. Ho due figli. Mi piace viaggiare, fotografare, leggere e andare in moto. Mi interessa tutto ciò che riguarda la tecnologia. Sono appassionato di politica e di sindacato, che seguo anche a livello europeo per conto della Falbi. Sono un tifoso giallorosso: della Roma e della squadra della mia città di origine, il Catanzaro.

martedì 26 febbraio 2013

Il fallimento di Bersani e la nuova Italia

Cosa fareste se foste nei panni di Pierluigi Bersani?

Io mi dimetterei seduta stante, in primis da Segretario del PD; per senso di responsabilità istituzionale parteciperei alle consultazioni del Presidente della Repubblica, dichiarandomi indisponibile a prendere parte ad un qualsivoglia Governo, e mi ritirerei successivamente a vita privata. 

Sarebbe l'epilogo degno di un politico onesto, competente, ma decisamente inadeguato a svolgere la funzione di Segretario del principale partito italiano.

Da novembre 2011, a mio avviso, Bersani ha sbagliato tutto: ha sbagliato a farsi convincere dal Presidente della Repubblica ad accettare la soluzione Monti. Berlusconi all'epoca aveva un consenso molto esiguo,  il Paese era allo sfascio e sarebbe stato semplice per il PD vincere le elezioni. Ma il compito che Bersani avrebbe dovuto affrontare (con un Governo che avrebbe avuto davanti a sé 5 anni) sarebbe stato duro, difficile, ci avrebbe dovuto imporre dei sacrifici, difficili da accettare, ma necessari. 

E' stato molto più semplice far tirare fuori dal cilindro del Capo dello Stato il deus ex machina, il professor Monti, promosso senatore a vita e appoggiato fedelmente da Bersani in tutto e per tutto. Quindi i sacrifici Bersani ha contribuito a imporli, per fare ciò si è immolato, insieme al Vice Segretario Enrico Letta, in una strenue difesa a Monti, e poi il Professore ha fatto quello che ha fatto. Che ingenuità...

Bersani ha contribuito ancora di più a delegittimarsi, consentendo a Renzi di correre per le primarie del centro sinistra. Le primarie non erano un obbligo, ma permettendo ad un soggetto forte, di grande personalità, come Renzi, di avversarlo, e di manifestare la differenza tra la vecchia struttura del partito, e le giovani risorse emergenti, ha scoperchiato tutte le sue debolezze, e quelle del suo partito. Renzi ha reagito con grande fair play alla sconfitta, senza abbandonare il partito, senza cedere alla tentazione di fondare un nuovo movimento, tornando a fare il sindaco di Firenze e supportando perfino il leader in campagna elettorale. 

Dopo aver vinto le primarie, Bersani ha disdegnato le aperture che provenivano dal nuovo movimento politico di Ingroia, e ha disprezzato ripetutamente, sottovalutandolo, Grillo e il suo movimento. Non si è reso conto che la gente è stufa, che non ne può più degli inciuci di palazzo, che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, e che in questi casi la reazione, la protesta, che in verità non è mai sfociata in manifestazioni di piazza, prima o poi sarebbe arrivata.

Berlusconi invece, molto più intelligentemente, ha capito che avrebbe dovuto riunire tutte le forze, anche quelle ultronee al Pdl, e ha cercato e ottenuto dapprima l'alleanza con la Lega, e poi con i micropartitini che gravitano nell'orbita del centro destra (con esclusione di Giannino, che non ha voluto partecipare all'ammucchiata ed ha fallito il suo obiettivo).

Non parliamo della campagna elettorale, in cui l'unica cosa che Bersani ci ha fatto capire (senza esplicitarla chiaramente) è stata la futura alleanza con Monti: entrambi si sarebbero coalizzati e sarebbe nato, nella testa di cotanti statisti, uno splendido asse di Governo costituito da Monti, Bersani, Vendola, Fini, Casini e compagnia bella...

Oggi i piani sono saltati. La "zavorra molto pesante", costituita dagli elettori di Berlusconi e di Grillo, si è rivelata ancora più pesante rispetto a come è stata rappresentata domenica scorsa da Eugenio Scalfari.

E la mancata lungimiranza del Capo dello Stato, e di Bersani che ne ha assecondato le volontà, nel novembre 2011, adesso la pagheremo molto cara. Non avremo un Governo, si proverà a formare un accrocchio che esporrà inevitabilmente il Paese a nuove perturbazioni finanziarie, il senso di responsabilità (o meglio, la paura di una più sonora sconfitta) prevarrà e si eviteranno a breve nuove elezioni.

Tutto questo mi inquieta molto e mi fa paura. Si elegga un nuovo Presidente della Repubblica che possa sciogliere le Camere (Napolitano non può più farlo, a causa del semestre bianco) e ci mandi nuovamente al voto. Bersani ceda il posto a Renzi, da subito. E forse il PD potrà vincere le elezioni e dare al Paese, finalmente, un Governo che possa ambire a governare 5 anni.

Si pensi all'Italia, ad una nuova Italia. Quella vecchia non la vogliamo più.

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