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Ho 46 anni, risiedo a Roma, ma vivo temporaneamente a Francoforte. Ho due figli. Mi piace viaggiare, fotografare, leggere e andare in moto. Mi interessa tutto ciò che riguarda la tecnologia. Sono appassionato di politica e di sindacato, che seguo anche a livello europeo per conto della Falbi. Sono un tifoso giallorosso: della Roma e della squadra della mia città di origine, il Catanzaro.

domenica 17 dicembre 2017

Italia mia, benché 'l parlar sia indarno

Riprendo a scrivere sul mio blog dopo oltre un anno.

Un anno in cui sono successe tante cose, ho avuto modo di andare in giro per l'Europa e di fare anche un meraviglioso viaggio in Perù. Non ho trovato il tempo di raccontarlo, come ho fatto in altre occasioni, di postare le mie foto (che potete comunque trovare su Instagram), di scrivere le mie impressioni su un Paese incredibilmente bello e affascinante, ricco di storia, di cultura e di meraviglie naturali decisamente fuori dal comune. Spero di poterlo fare a breve.

Un anno in cui ho avuto l'occasione, che ho sempre desiderato, di poter svolgere un'esperienza, anzi due, all'estero.

Ho vissuto in Germania da aprile a luglio, e ci sono ritornato a novembre.

Qui oggi mi trovo, e qui resterò fino a maggio.

E' domenica pomeriggio, fuori fa freddo, non sono un'amante dei mercatini di Natale. Quale migliore occasione per ascoltare un po' di buona musica e scrivere qualche impressione dopo circa 5 mesi di vita all'estero?

Da dove incominciare?

Beh, cominciamo da un signore vissuto tanto, tantissimo tempo fa, nato in una città toscana di cui si parla molto in questi giorni, Arezzo.

Francesco Petrarca, aretino, scriveva così nel XIV secolo:

...
Là sotto i giorni nubilosi, e brevi, 
nemica naturalmente di pace
nasce una gente, a cui'l morir non duole.
...

Non è difficile comprendere a quale "gente" si riferisca. E ritengo che sia pressoché inutile commentare.

E a proposito di "gente", vi invito a leggere "Italia mia, benché 'l parlar sia indarno", un pezzo straordinario, di un'attualità sconvolgente, scritto tra il 1344 e il 1345, che dimostra l'amore del poeta per la sua amata Italia e, contestualmente, la rabbia e l'esortazione ai governanti che, anziché infestare la nostra terra di mercenari (in particolar modo tedeschi) per farsi inutili guerre, si sarebbero dovuti impegnare per compiere ben diverse imprese, volte al benessere del popolo italiano. La migliore parafrasi sul web a mio avviso è questa.

E' vero, l'ho presa un po' alla lontana, e forse la lontananza dal mio Paese stimola il mio patriottismo. Se siete arrivati fino a qui, provo a spiegarvela tutta...

Sono nato al Sud, ho vissuto al Nord e poi a Roma. Posso dire di conoscere abbastanza bene il mio Paese.

Ho scritto, all'inizio di questo post, che ho sempre desiderato fare un'esperienza all'estero.

Orbene, dopo cinque mesi trascorsi in Germania sono davvero sorpreso di quanto le radici siano importanti nella vita di un uomo, e di quanto io sia orgoglioso di essere nato in un Paese splendido, sotto tutti i punti di vista.

Un Paese per cui, nei i secoli antecedenti all'unificazione, scrittori, poeti, musicisti, artisti, hanno invocato l'unità, si sono sentiti italiani, nonostante l'Italia non fosse una nazione e sia stata addirittura definita dal Metternich, alla vigilia del '48, "un'espressione geografica".

Un Paese che ha lasciato in tutto il mondo tracce indelebili della sua vocazione al bello, all'appagamento non solo delle necessarie esigenze umane, ma anche dell'anima, dello spirito, della mente.

Un Paese che ha dato i natali a Dante, Leonardo, Michelangelo, Verdi, Colombo, e via dicendo.

Un Paese straordinariamente bello, ricco di tutto il meglio che la natura possa offrire; il Paese che ha inventato la pizza, la pasta, dove il gusto si rispecchia anche nel cibo che mangiamo tutti i giorni.

Un Paese popolato da un popolo creativo e un po' furbacchione. Un Paese in cui sono Italiani i torinesi, i milanesi, i triestini, i napoletani, i romani, i palermitani. Gente diversa tra loro, gente con culture diverse. Gente unita, però, da radici comuni ancorate e inestirpabili.

Gente che, nonostante sia stata molto spesso governata da persone inadatte (sin dai tempi del Petrarca, e anche prima), ha sempre trovato la forza, grazie alla innata creatività e tenacia, di reagire a dominazioni, umiliazioni, guerre, ruberie.

La mia è un'analisi sicuramente emotiva, ma parimenti consapevole. Consapevole anche delle cose che non vanno.

Basterebbe che la nostra classe dirigente leggesse Petrarca, e cogliesse l'esortazione del poeta aretino. Non ci vuole granché, di materiale umano ce n'è a bizzeffe nel nostro Paese. Possiamo essere capaci di realizzare tutto. Basta la volontà, basta pensare che non sarebbe così difficile lasciare ai nostri figli un Paese un tantino migliore di quello che abbiamo. Basta l'esempio di chi, negli anni 50 e 60, lo ha portato dalla distruzione della guerra al diventare una grande potenza industriale.

Vi lascio con un po' di leggerezza.
A proposito di Italiani all'estero, avete mai visto la serie su Youtube Ritals? Due Italiani a Parigi... Se potete non perdeteveli, sono divertenti e allo stesso tempo geniali.

E Buon Natale e Felice 2018 a tutti!





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