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Ho 46 anni, risiedo a Roma, ma vivo temporaneamente a Francoforte. Ho due figli. Mi piace viaggiare, fotografare, leggere e andare in moto. Mi interessa tutto ciò che riguarda la tecnologia. Sono appassionato di politica e di sindacato, che seguo anche a livello europeo per conto della Falbi. Sono un tifoso giallorosso: della Roma e della squadra della mia città di origine, il Catanzaro.

venerdì 4 settembre 2015

L'inchiostro per Tonino

Ricordo una massima di un film di qualche anno fa, "The Social Network", in cui si disse che "su Internet non si scrive a matita, ma con l'inchiostro".

Ed è proprio con l'inchiostro, il più indelebile e resistente possibile, che stasera voglio riportare i miei pensieri.

Tonino era una persona di 67 anni; era un collega di mia madre, l'avevo conosciuto da bambino, lo ricordo come il più giovane della "vecchia guardia"; era quello più simpatico, ricordo bene cosa si diceva di lui: era il mattacchione che si divertiva a registrare gli strafalcioni dei colleghi; quello che amava i quiz televisivi e che partecipò anche ad uno di quelli del giovedì (non ricordo quale fosse), negli anni 80, condotti da Mike Bongiorno. Li amava talmente tanto che partecipò anche ad un quiz televisivo di Telespazio, la prima TV privata calabrese, molto seguita dalle mie parti. La sua fu per un bel po' la famiglia campione in carica, che mantenne lo scettro anche quando con i miei e mia sorella partecipammo allo stesso quiz e decidemmo di sfidarli. Avrò avuto 12 anni, ma ricordo benissimo anche la domanda che consentì alla sua famiglia di vincere. Io conoscevo la risposta, ma Tonino aveva esperienza, e schiacciò il pulsante prima di tutti. Si chiedeva quale fosse il nome antico di Vibo Valentia: Ippona. 

E poi era un supertifoso del Catanzaro: uno di quelli che non ha mai abbandonato la squadra giallorossa. Ha avuto la fortuna di vederlo giocare in Serie A, ma ne ha avuto sempre un amore forte, viscerale, anche quando la squadra è caduta in bassa fortuna. 

Penserete che io conoscessi bene Tonino. Invece lo vedevo, talvolta, quando uscivo da scuola e passavo dall'ufficio di mia madre, e da lei ne sentivo parlare come di un collega mitico, simpatico, sempre con la battuta pronta, educato, garbato, mai scorretto. E quei ricordi sono rimasti nella mia mente. 

Non l'ho più visto per tanti anni. Né ne ho più sentito parlare. Poi un bel giorno di due anni fa vengo trasferito a Catanzaro, nello stesso ufficio in cui lavorava mia madre. E Tonino era lì, forse seduto nella stessa scrivania in cui lo avevo visto l'ultima volta, un paio di decenni prima. E mi ha accolto con simpatia, con garbo, con la sua fierezza di accogliere, da catanzarese, un altro catanzarese che ritorna a casa. 

Il primo giorno andai con lui a pranzo, e lo feci quasi tutti i giorni; si stava a tavola insieme, con altre due/tre persone. Lui tagliava il peperoncino, lo sminuzzava in maniera metodica e molto efficace. Pranzava sempre con moderazione: recentemente aveva avuto seri problemi al cuore e manteneva un regime alimentare molto controllato. Restava stupito del fatto che, nonostante la mia lunghissima assenza dalla città natale, ricordassi tantissimi termini dialettali. Amava la sua città, amava le tradizioni e soprattutto il dialetto. Lo conosceva perfettamente, e spesso gli piaceva rinverdirmi dei termini che, inevitabilmente, avevo dimenticato. Si alzava sempre prima degli altri da tavola. La sua cardiopatia gli imponeva di camminare per un tot di minuti al giorno. E lui approfittava della pausa-pranzo per camminare una ventina di minuti, con il suo inseparabile contapassi, su cui registrava la sua attività fisica. 

Era sempre corretto, sempre sorridente, non si alterava mai. Fu felice di inviarmi per posta elettronica la raccolta degli strafalcioni dei colleghi, che non aveva mai smesso di compilare e che da osservatore acuto e intelligente manteneva sempre aggiornata.

Poi, a 67 anni, qualche mese fa, è andato in pensione. Io non l'ho più visto, perché nel frattempo sono tornato a vivere a Roma. 

Un paio di settimane fa mia madre mi ha telefonato, per dirmi che Tonino aveva saputo di avere un tumore al colon. La cosa mi ha colpito, mi è dispiaciuto tantissimo. Come ho detto poco fa, io e Tonino non potevamo definirci amici, ma ci conoscevamo e ci rispettavamo da tantissimi anni, almeno 35. E avevamo una simpatia reciproca. 

Non sapevo cosa fare, se chiamarlo, se scrivergli solo un messaggio. Alla fine ho deciso di chiamarlo. E lui ne è stato felice. Mi ha parlato della sua malattia, di cui aveva avuto notizia solo da pochi giorni, come se fosse la malattia di un altro. Mi ha raccontato delle visite a Roma, mi ha detto che avrebbe dovuto fare dei cicli di chemio e che a ottobre sarebbe stato operato a Roma. L'ho invitato a chiamarmi nel caso in cui avesse avuto bisogno di qualsiasi cosa a Roma. Alla fine, col suo consueto garbo e con la consueta spontaneità, ha accettato la mia disponibilità e mi ha chiesto di cercare una sistemazione, nella zona di San Giovanni, per la moglie, a partire da ottobre, per assisterlo in occasione dell'intervento. Ci siamo salutati con simpatia e affetto. E proprio in questi giorni stavo avviando le ricerche per il suo residence. E mi ripromettevo di richiamarlo la prossima settimana per chiedergli notizie sulla sua salute e informazioni su quanto mi aveva richiesto.

Ma quella telefonata non potrò più farla. Oggi ho ricevuto la bruttissima notizia. Mi dispiace tanto, tantissimo. Non ha avuto neanche il tempo di godersi qualche mese di pensione. Ha smesso di lavorare ed ha dovuto combattere la sua battaglia contro il suo male. Non è giusto. E soprattutto non ha più visto il Catanzaro tornare quantomeno in Serie B.

Ciao Tonino

1 commento:

Anonimo ha detto...

Tonino era una brava persona, una persona speciale... leggendo ho rivissuto alcuni dei momenti vissuti insieme a lui... momenti mai tristi, vissuti sempre con il sorriso.... sarà impossibile dimenticarlo.... l'ultima volta che lo vidi fu esattamente un mese fa, purtroppo per un avvenimento triste avvenuto nella mia famiglia, ma lui e sua moglie, nonostante le difficoltà della malattia, sono sempre stati presenti. Ricordo quando scendevo a scuola con mio padre, lo incontravamo sempre che cammina a piedi per raggiungere la banca, sembrava non stancarsi mai.... era una roccia nonostante i problemi di cuore e la malattia dell'ultimo periodo..... mai col broncio......questi ricordi saranno sempre nel mio cuore..... Ciao caro Tonino

Benedetta

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