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Ho 46 anni, risiedo a Roma, ma vivo temporaneamente a Francoforte. Ho due figli. Mi piace viaggiare, fotografare, leggere e andare in moto. Mi interessa tutto ciò che riguarda la tecnologia. Sono appassionato di politica e di sindacato, che seguo anche a livello europeo per conto della Falbi. Sono un tifoso giallorosso: della Roma e della squadra della mia città di origine, il Catanzaro.

lunedì 7 settembre 2015

L'America - Impressioni di viaggio: 2. Boston, l'aria condizionata e il ghiaccio, guidare negli USA


Riporto ancora una volta la mappa con l'itinerario, in modo da agevolare coloro che non conoscano alcuni dei posti di cui mi accingo a parlare.



Boston. La più antica città statunitense, la più storica. Immancabile in un tour della East Coast. So che non è una grande città, ha poco più di 600 mila abitanti.

La nostra "scoperta dell'America" parte da lì. Usciamo dall'aeroporto verso le 21 (le 3 italiane). Prendiamo un taxi e andiamo in albergo, a Beacon Hill.

Sono bastati 15 minuti di macchina e l'ingresso in hotel e soprattutto in camera, a darci l'impatto con una delle cose più assurde che ho riscontrato negli Stati Uniti e in Canada: il freddo, o meglio, il freddo artificiale.

In qualsiasi ambiente chiuso, che sia un'automobile, un negozio, un vagone della metropolitana, una camera d'albergo, l'aria condizionata è attivata al massimo. La temperatura è impostata sempre al minimo, si gela. Per fortuna non c'è mai stato troppo caldo, altrimenti le escursioni termiche sarebbero state maggiori di quelle che abbiamo sentito. E a proposito di escursioni termiche, non potete immaginare quelle che si avvertono a New York, quando si prende la metropolitana. Le stazioni sono caldissime, la temperatura può arrivare a 40°, mentre i vagoni sono condizionati a 18°. L'impatto è veramente fastidioso. Può succedere di entrare nelle stazioni della "subway" quando fuori ci sono 30°, si scende e i gradi diventano di colpo 40, poi si entra nel vagone a 18°, si riesce a 40 e si ritorna al suolo a 30°.

L'altra stranezza da cui emerge l'ossessione per il freddo degli americani è il ghiaccio. Feci caso, durante la lettura delle recensioni, propedeutica alla scelta degli hotel, ad una rimostranza di un cliente di un hotel, che lamentava l'assenza, nella struttura, della macchina del ghiaccio.
"Che rompicoglioni", ho pensato...

Poi ho capito: gli americani bevono tutte le bevande ad una temperatura prossima allo zero. Se chiedete un bicchiere d'acqua, il bicchiere è riempito per oltre metà di ghiaccio e per il resto d'acqua. Quasi tutti gli hotel in cui ho soggiornato avevano, in ogni piano, la macchina del ghiaccio. E, girando in auto, ho potuto constatare che in quasi tutte le stazioni di servizio il ghiaccio viene addirittura venduto in blocchi, o esistono distributori automatici da cui si può acquistare.
E vi confesso che, a un certo punto, la macchina del ghiaccio l'ho utilizzata pure io. La sera riempivo il cestello e riponevo le bottiglie d'acqua, che la mattina erano freschissime e resistevano ad una temperatura gradevole (per i nostri standard italiani) fino all'ora di pranzo.

Ho scritto, nel precedente post, che non avrei fatto un diario di viaggio, e che mi sarei limitato a descrivere le mie impressioni sul continente americano.

Ma ritengo che sia necessario, per completezza, spendere anche qualche parola, corredata da qualche foto, per descrivere i luoghi principali visitati.

Boston non mi è piaciuta granché. E' una città molto pulita e organizzata. Dicevo che non è molto grande e ritengo che sia una città con un'elevata qualità della vita. Ma non mi ha colpito affatto. Sembra Francoforte col mare. Questione di gusti, ovviamente.

Le medagliette dei soldati caduti in Afghanistan e Iraq al Memorial Garden

Beacon Hill

Una veduta della città dal Parco di Boston Common

Palazzi nel North End

Indicazioni per l'Italia a Little Italy
Tutte le attrazioni principali di Boston possono essere raggiunte senza avere una mappa con sé: basta seguire un percorso lungo circa 4 km, indicato da mattoncini blu o rossi posti sui marciapiedi, il cosiddetto "Freedom Trail".

Lasciata Boston, inizia la parte del viaggio on the road. Ci attende una spaziosa vettura, con cui percorreremo alcune delle strade del New England.

E anche in questo caso, prima di descrivere le località visitate, voglio soffermarmi su una serie di considerazioni di carattere generale.

Come tutti sanno, le automobili negli USA sono tutte molto grandi, e di enorme cilindrata. La nostra era una berlina 2.6l a benzina. In Italia, guidare una macchina del genere vuol dire avere grosse disponibilità economiche, soprattutto per sostenere il costo del carburante. In America, nonostante il cambio molto svantaggioso nel mese di agosto 2015 (mediamente 1,10$ per €), ho speso, al massimo, 30€ per un pieno di benzina. Fatte le necessarie conversioni da galloni a litri e da dollari a euro, un litro di benzina costa mediamente poco meno di 70 centesimi di €.

E questo spiega il motivo per il quale gli americani possiedono vetture molto grandi, SUV e Pickup, di grande cilindrata. La benzina costa pochissimo e le strade, inoltre, sono tutte molto larghe. Tutto il contrario rispetto a noi, che usiamo i SUV per girare nei centri medievali delle nostre città...

In prossimità dei grossi centri urbani il traffico è pazzesco, e i parcheggi sono costosissimi. La cosa curiosa è che la prima mezz'ora può costare anche 20$, poi man mano il prezzo scende. Io sono riuscito a parcheggiare l'auto in un parcheggio pubblico, per tutta la notte, a 22$. Un affare!

Ancor prima della conversione tra galloni e litri, un automobilista europeo che decida di guidare negli USA, deve preoccuparsi di avere bene in mente un altro tasso per poter fare delle rapide equivalenze: il rapporto tra miglia e km, e possibilmente anche quello tra yard e metri. Già, perché tutti i limiti di velocità e le distanze, sono espresse generalmente in miglia. Solo in prossimità di incroci, di rotonde o di svincoli si passa da miglia a yard.

I limiti di velocità sono molto bassi: si va dalle 55 miglia dello Stato di New York alle 70 del Maine. L'ideale sarebbe poter guidare un'auto con il regolatore di velocità.
Chissà perché, prima di arrivare negli Stati Uniti, immaginavo che fossero un popolo ligio alle regole del codice della strada, un po' come i tedeschi. Invece mi sbagliavo: i limiti esistono, sono bassi, ma quasi nessuno li rispetta. Nessuno corre a 150 all'ora sull'autostrada, ma il flusso si mantiene sempre su una velocità superiore di circa 10 miglia al limite consentito. Non ho mai visto autovelox, o diavolerie simili, ma da quello che ho letto e ascoltato, pare che le pattuglie della polizia siano deputate a controllare la velocità e a contestare eventuali infrazioni con inseguimenti degni dei migliori film d'azione. Su questo, però, fortunatamente, non ho fatto nessuna esperienza...

Le autostrade sono quasi sempre gratuite. Solo in alcuni casi è stato richiesto un pedaggio, che ho preferito pagare (immagino con un sovrapprezzo) usando un dispositivo analogo al Telepass, presente nella mia vettura.

Le aree di servizio non sono sul piano autostradale. Funziona un po' come in Spagna. Prima di ogni uscita c'è scritto dove potete trovare carburante e cibo. Rientrare in autostrada è agevole: le indicazioni sono sempre presenti, in maniera molto chiara.

Posso dire, comunque, che guidare negli USA è abbastanza semplice; basta un po' d'attenzione e si viaggia in tutta sicurezza senza nessun problema.

Il viaggio riprenderà prestissimo...

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