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Ho 46 anni, risiedo a Roma, ma vivo temporaneamente a Francoforte. Ho due figli. Mi piace viaggiare, fotografare, leggere e andare in moto. Mi interessa tutto ciò che riguarda la tecnologia. Sono appassionato di politica e di sindacato, che seguo anche a livello europeo per conto della Falbi. Sono un tifoso giallorosso: della Roma e della squadra della mia città di origine, il Catanzaro.

sabato 19 settembre 2015

Il contributo "volontario"

Vivo in un Paese in cui un signore può decidere di andare a vedere una partita di tennis a New York, utilizzando un aereo di Stato e spendendo almeno 200 mila euro.

Nello stesso Paese, che evidentemente può permettersi tali lussi, vi sono lavoratori che quotidianamente utilizzano mezzi pubblici (treni, autobus, metropolitane, quando esistono) lenti, affollati e soprattutto sporchi.

La Costituzione del mio Paese prevede che l'istruzione sia obbligatoria e gratuita per almeno 10 anni, tra i 6 e i 16 anni di età. 

E la stessa Costituzione, all'articolo 53prevede che tutti siano tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della lora capacità contributiva.

Lo stesso signore che ha viaggiato fino a New York, a nostre spese, per andare a vedere la partita di tennis, ha definito con soddisfazione e con presunzione la riforma della scuola, partorita dal suo Governo, #labuonascuola.

Orbene, chi di voi abbia figli in età scolare saprà bene che ogni anno, al momento dell'iscrizione, le scuole richiedono, tra i documenti, l'attestazione di versamento del contributo volontario (di cui ciascuna scuola, con delibera del Consiglio d'Istituto, determina l'importo).

Per quanto superfluo, voglio preliminarmente riportare la prima definizione riportata dal vocabolario online Treccani sull'aggettivo "volontario": "della volontà, che dipende dalla volontà, che è fatto secondo la volontà".

Inoltre, il sito Internet del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, nella sezione dedicata alle tasse e ai contributi scolastici, riporta testualmente le seguenti prescrizioni:

In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità, non è consentito richiedere alle famiglie contributi obbligatori di qualsiasi genere o natura per l'espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all'assolvimento dell'obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro), fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, etc.). Eventuali contributi possono dunque essere richiesti solo ed esclusivamente quali contribuzioni volontarie con cui le famiglie, con spirito collaborativo e nella massima trasparenza, partecipano al miglioramento e all’ampliamento dell’offerta formativa degli alunni, per raggiungere livelli qualitativi più elevati. E’ pertanto illegittimo, e si configura come una violazione del dovere d’ufficio, subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo.

Eppure, nonostante ciò, parecchie scuole subordinano l'iscrizione dei figli al pagamento del famigerato contributo scolastico e inseriscono, senza specificarne il carattere di volontarietà, la ricevuta del versamento tra i documenti necessari per perfezionare l'iscrizione.

Voglio qui raccontare la mia esperienza. 

I miei due figli frequentano il secondo e il primo anno di due diversi licei della Capitale. 

Il primo dei due licei, lo scorso anno, ha correttamente evidenziato il carattere di volontarietà del contributo, non ha precluso a mio figlio lo svolgimento di qualsivoglia attività, e si è comportato con estrema correttezza. Aggiungo che è una scuola molto innovativa, che funziona benissimo, ha un sito internet aggiornatissimo e utilissimo. Insomma, sono estremamente soddisfatto, è un'ottima scuola. E lo era già ben prima che il pifferaio magico inventasse la sua meravigliosa riforma e il suo slogan prontamente divulgato dai media, dalla stampa e dalla propaganda di regime. 


Il secondo liceo, di contro, ha furbescamente inserito, nella lista dei documenti da presentare obbligatoriamente all'atto dell'iscrizione, la ricevuta di versamento di 100€ quale contributo volontario. 


Voglio, innanzitutto, soffermarmi sulla eccessività della somma richiesta, e sulla vergognosa iniquità che fa sì che una famiglia che abbia un reddito di 100 o di 200 mila € debba pagare la stessa cifra di una famiglia monoreddito, con problemi economici. Ciò non solo è contrario al principio costituzionale di gratuità della scuola dell'obbligo, ma anche a quello di proporzionalità della contribuzione alla spesa pubblica. 

Avrete capito che, ritenendo questa imposizione ingiusta e vessatoria, non l'ho mai pagata. Quando ho fatto parte, rivestendo anche il ruolo di Vice Presidente, del Consiglio d'Istituto della scuola media dei miei figli, ho votato contro la delibera che istituiva il contributo volontario, e ho preteso che nella conseguente comunicazione data ai genitori ne venisse sottolineato il carattere di volontarietà e tutelata la privacy degli alunni i cui genitori avessero deciso di non corrisponderlo. 


Un paio di mesi fa, mi sono recato, con tutti i documenti, presso la nuova scuola di mia figlia: un bel liceo nel cuore di Roma. L'impiegata di segreteria ha verificato il tutto, e mi ha detto che non avrebbe potuto procedere all'iscrizione perché mancava la ricevuta del versamento dei 100€. Le ho esposto le mie ragioni, e mi ha gentilmente invitato a colloquio nell'ufficio del Vice Preside, che è una stanza molto grande e molto bella, con due condizionatori sparati al massimo (mi preparavo alle temperature degli ambienti chiusi americani).


Mi sono presentato, ho spiegato che ho dovuto disturbarlo non per mia volontà, ma perché l'impiegata della segreteria mi ha invitato ad esporre a lui le ragioni della mia "inadempienza".  Ci ho provato, con pacatezza, provando ad argomentarle, e la prima risposta è stata una domanda provocatoria: <<Perché ha scelto di mandare sua figlia in questa scuola?>>. In pratica, visto che non ho pagato, sono stato gentilmente invitato a far cambiare scuola a mia figlia. Che l'ha scelta consapevolmente e giammai cambierà idea. La discussione è proseguita per almeno mezz'ora. Vi risparmio lo scambio di battute, non piacevole. Anche perché, da genitore convinto di non pagare, vista l'arroganza e la tracotanza della scuola, temo di poter ricevere delle ritorsioni. Mi è stato detto che mia figlia non potrà utilizzare le LIM, che non potrà partecipare a numerose attività didattiche. E in più, per far stimolare il mio senso di colpa di genitore, mi è stato detto che se tutti facessero come me la scuola andrebbe avanti solo con i banchi, i professori ed i gessetti: esattamente come la scuola che ho frequentato io!

Alla fine della discussione, mia figlia è stata ammessa. Ho deciso di farle seguire, prima dell'inizio dell'anno scolastico, un corso di introduzione al latino, di cui ho pagato volentieri la quota d'iscrizione.

Martedì scorso, ancora emozionato come tutti gli anni, l'ho accompagnata per il primo giorno di scuola, e ho chiesto alla segreteria il libretto delle giustificazioni. Ovviamente mi è stato detto che, non avendo pagato il contributo volontario, non ne potrò avere diritto, a meno che non paghi una qualsiasi somma per compensare le spese della scuola: sul sito del MIUR, in effetti, è previsto che queste spese vadano rimborsate alla scuola.
Ho effettuato un versamento di 10€ e la prossima settimana proverò ad ottenere il libretto.

Sarà un anno duro, spero solo per me e non anche per mia figlia. Ma non cederò all'iniquo ricatto. Pago le tasse, fino all'ultimo centesimo. Vivo in un Paese dove esiste una Costituzione (e spero che sopravviva), in uno Stato di diritto (forse), e pretendo che la scuola obbligatoria sia gratuita. E che certi metodi vengano stigmatizzati e censurati da chi è preposto a farlo. Ma forse chiedo troppo...

Buon anno scolastico a tutti, a genitori e figli!


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