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Ho 46 anni, risiedo a Roma, ma vivo temporaneamente a Francoforte. Ho due figli. Mi piace viaggiare, fotografare, leggere e andare in moto. Mi interessa tutto ciò che riguarda la tecnologia. Sono appassionato di politica e di sindacato, che seguo anche a livello europeo per conto della Falbi. Sono un tifoso giallorosso: della Roma e della squadra della mia città di origine, il Catanzaro.

lunedì 1 luglio 2013

L'utopia dei 28

Da oggi, come noto, anche la Croazia fa parte dell'Unione Europea. Sono trascorsi 63 anni dalla Dichiarazione di Schuman e si può dire, senza alcun dubbio, che l'obiettivo del raggiungimento della pace tra le nazioni europee sia stato perseguito.

Ma altra cosa è la pace, altra è l'Unione tra gli Stati europei.

Cosa è stato creato nei 63 anni trascorsi dal discorso di Schuman? Nel 1950 l'Europa era reduce dal tragico conflitto che l'aveva devastata, e che aveva distrutto gran parte delle sue città. I regimi totalitari che avevano causato tali scempi erano stati definitivamente messi al bando, c'era un gran bisogno di ricostruire e di basare la nuova rinascita europea su fondamenta solide. Bisognava crederci, fare qualcosa per costruire una pace duratura. 

Tutto questo è avvenuto: le principali potenze europee, protagoniste della Seconda Guerra Mondiale, non si combattono più da 68 anni.

Ma l'Unione è un'altra cosa.

A mio avviso l'Unione Europea dovrebbe portare, nel nostro continente, ad avere un unico Governo, un unico Parlamento, un unico Presidente, la completa armonizzazione delle leggi; bisognerebbe, quindi, che ciascun Paese abdicasse alla propria sovranità per cederla all'Europa. La Germania, la Francia, l'Italia, la Gran Bretagna, e così via dovrebbero essere Stati federati, o ancora meglio, Regioni della Grande Confederazione europea. 

Quello che esiste oggi, a mio avviso, è un accrocchio, in cui ciascuno persegue le finalità della propria nazione (da ultimo l'esempio del Governo italiano, felice di aver portato in Italia 1,5 miliardi di €), in cui l'unica vera integrazione è stata quella della moneta unica. E proprio la moneta unica ci ha dimostrato che è sempre troppo forte la presenza delle identità nazionali, per poter consentire un Governo della moneta condiviso da tutti.

Altro grande problema: la lingua. Prima di poterci unire dobbiamo essere in grado di comprenderci. Dobbiamo tutti diventare almeno bilingue, ma il processo non può essere, giocoforza, rapido. I Governi, se vogliono realmente arrivare all'integrazione europea, devono investire sullo studio delle lingue, incentivarlo (quantomeno con detrazioni fiscali); dobbiamo costruire delle generazioni in grado di parlare perfettamente l'inglese: bisogna studiarlo un po' meglio di come avviene oggi a scuola.

Insomma, tornando ai nostri vicini croati, io non so se facciano bene ad aderire alla UE. Molto probabilmente avranno dei benefici , ma non è solo per un tornaconto economico che bisogna perseguire la VERA Unione Europea. Essa avverrà quando ciascuno di noi, quando si sentirà porgere la domanda: "Di dove sei?", non risponderà: "Sono italiano" (o francese, tedesco, e così via)", ma risponderà con fierezza: "Sono europeo!", o meglio "I'm European".

E' un'utopia? Il tempo ci darà la risposta

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